Category Archives: paredes y marcos

Pinturas y cine (Blow Up)

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Istvan Kantor

Istvan Kantor (Monty Cantsin)’s work in the late 1970s and early 1980s consisted most notably of the “Blood Campaign”, an ongoing series of performances in which he takes his own blood and splashes it onto walls, canvases or into the audience. At the same time, he continued to work within the Neoist network, co-organizing and participating in a series of Neoist festivals, which began as “Apartment Festivals”, which were also called simply “APTs”.

His more controversial works involve vandalism and gore, painting large X’s in his own blood on the walls of modern art museums including next to two Picasso paintings at the MOMA in 1988 and at the Jeff Koons retrospective at the Whitney Museum in 2004. In doing so he has been banned from some art galleries, a status he holds with pride. In 2004, he threw a vial of his own blood on a wall beside a sculpture of Michael Jackson by Paul McCarthy in the Hamburger Bahnhof contemporary art museum of Berlin. Although his later work has been dismissed as a simple vandalism by some parts of the media. Curator Laura O’Reilly, commenting on Istvan Kantors writing “Monty Cantsin” on a piece by artist Nelson Saiers in The Hole Shop gallery in New york, said “There’s a fine line between pissing on someone else’s piece as a form self expression — if you’re going to call that art”. Fuente: wikipedia

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Demolire l’arte

Tratto dall’omonimo cortometraggio di Luther Blissett.

Nell’ottobre scorso, su proposta di Walter Weltroni, il consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che prevede un’inasprimento delle pene per quanti “danneggiano o deturpano cose d’interesse storico-artistico”. Il fenomeno del vandalismo anti-artistico è sempre più diffuso. Per quali motivi? Perché statue e dipinti sono bersaglio di veri e propri bliz, di beffarde e anonime aggressioni? Gli ultimi episodi hanno lasciato l’opinionepubblica sbigottita e senza risposte.

“L’arte è viva! Godetela, ridetene, odiatela o amatela, ma non adoratela! Non siamo in chiesa, appendetela alle vostre pareti, pulitevici il culo magari… ma usatela!”

Ferragosto ’96. All’alba i soliti ignoti sfondano una vetrata della Galleria d’Arte Moderna di Bologna e sottraggono parti di due opere degli artisti londinesi Gilbert & George. L’indomani il materiale trafugato viene fatto trovare in un sacchetto della spazzatura a meno di centro metri dalla galleria.

Notte del 12 Novembre ’95. Viene decapitata una statua dello scultore inglese Henry Moore esposta in piazza del Nettuno a Bologna. Il giorno seguente turisti e passanti ammirano la statua per ore, prima che qualcuno si accorga che ne manca un pezzo. In un comunicato stampa Luther Blissett commenta:

“l’anonimo che ha deturpato l’opera d’arte ne ha messo in atto alcune potenzialità in precedenza congelate nel blocco. Ha liberato il gesto espressivo dell’artista. I passanti non hanno contemplato un corpo morto, un rottame dell’arte di ieri, ma hanno colto la materia nel pieno e nel vivo della sua trasformazione.”

Simili gesti non sono una novità. Nel decennio scorso alcune statue di Michelangelo sono state più volte attaccate a martellate.

“La ronda di notte” di Rembrandt ha subito ripetuti assalti con spruzzi di liquidi corrosivi. Ma oggi la frequenza del fenomeno, unitamente ad alcuni precedenti, ci fa sospettare che tali gesti siano parte di una vasta guerriglia culturale.

Giugno 1958, pinacoteca di Brera. Il pittore milanese Nunzio Van Guglielmi infrange il vetro che portegge “Lo sposalizio della Vergine” di Raffaello e incolla sul dipinto un volantino con la scritta: “Viva la rivoluzione italiana, via il governo clericale!”. Vanguglielmi viene internato in manicomio. L’Internazionale Situazionista dirama il volantino: “Difendete la libertà ovunque”, in cui si inneggia all’attentato e si chiede la liberazione di Vanguglielmi.

Gennaio 1963. Alcuni studenti rivoluzionari di Caracas sferrano un attacco armato ad una mostra d’arte francese e rubano cinque quadri che si offrono di restituire in cambio del rilascio dei prigionieri politici. Dopo uno scontro a fuoco la polizia si impossessa nuovamente dei dipinti. I rivoluzionari cercano invano di fare esplodere il furgone della polizia che li trasporta. Ancora i situazionisti commentano: “questo è senza dubbio un modo esemplare di trattare l’arte del passato, per riportarla in gioco e farla contare veramente nella nostra vita.”

Insurrezione di Dresda 1848. L’anarchico Mikhail Bakunin propone senza successo di saccheggiare il museo cittadino e di mettere i quadri sulle barricate per dissuadere la polizia dall’aprire il fuoco.

L’attacco all’arte viene oggi teorizzato dall’inglese Stewart Home autore di diversi libri culto. Intervistato sull’ergomento Home ha dichiarato: “Quando sento parlare di arte metto subito mano alla spranga. L’arte è noiosa, è una truffa ai danni della vita. Congela le emozioni e spinge ad adorare falsi idoli. Il minimo che si possa fare è distruggere questi idoli. Lasciate che gli intellettuali si scandalizzino, dicano pure che siamo vandali e teppisti. L’arte è un cadavere in putrefazione, il teppismo è vita! È facile e divertente! Uccidete l’intellettualino che è in voi e unitevi alla marmaglia!”

È guerra aperta! Forse la demolizione dell’arte è una nuova tendenza in procinto di conquistare i giovani. Se è così Veltroni ha di che riflettere: nessun disegno di legge può mettere recinti alla cultura pop!

(Nota del editor). En un panfleto titulado «Defiende la libertad en todas partes» (fechado el 4 de julio de 1958), Giuseppe Pinot-Gallizio —en nombre de la sección italiana de la Internacional Situacionista— lanzó una campaña para sacar del manicomio al pintor milanés Nunzio Van Guglielmi. Éste había sido internado por romper una ventana de Los desposorios de la Virgen de Rafael y pegar en la obra un pasquín ensalzando la revolución contra el estamento clerical. En París, el 7 de julio de 1958, Asger Jorn hizo público el texto «Au secours de van Guglielmi». En él denunciaba el encarcelamiento de Guglielmi «como un ataque contra el espíritu moderno», y elogiaba al pintor milanés por haber asaltado «los falsos ideales artísticos del pasado». Al año siguiente, Guglielmi fue declarado en su sano juicio y liberado del manicomio.
HOME, Stewart (2002). El asalto a la cultura. Movimientos utópicos desde el Letrismo a las Class War. Barcelona: Virus, p. 83

Destruction in Art Symposium

The Destruction in Art Symposium (DIAS) was a gathering of a diverse group of international artists, poets, and scientists to London, from 9–11 September 1966. Included in this number were representatives of the counter-cultural underground who were there to speak on the theme of destruction in art. The Honorary Committee was led by Gustav Metzger. The main objective of DIAS was to focus attention on the element of destruction in Happenings and other art forms, and to relate this destruction in society.

John Latham constructed three large “Skoob Towers” out of books, which they called “The laws of England”, and set fire to them outside of the British Museum.

Source: Wikipedia

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Museografía u orientación para la concepción adecuada y conveniente establecimiento de los museos o cámaras de curiosidades

En 1727 el marchante alemán Caspar Friedrich Neickel (seudónimo de Kaspar Friedrich Jencquel) publica en Leipzing el tratado titulado Museografía u orientación para la concepción adecuada y conveniente establecimiento de los museos o cámaras de curiosidades, en el que recoge toda una serie de explicaciones respecto a la disposición de las colecciones en los espacios designados para tal fin, así como los criterios para su registro, inventario y catalogación de los objetos, recomendando el uso de elementos originales sobre las reproducciones y detallando las condiciones óptimas para su mantenimiento.

El Destruccionismo

 

La réplica infiel


ENCUENTRO-CONVOCATORIA PARA «LA RÉPLICA INFIEL» DE XAVIER LE ROY Y SCARLET YU
23 Y 25 FEB 19:30 H.

Fuente: CA2M Centro Dos de Mayo

INSCRIPCIÓN 23 DE FEBRERO

INSCRIPCIÓN 25 DE FEBRERO

Esta convocatoria se dirige a todas aquellas personas que se interesan y sienten curiosidad por:

-El espacio expositivo.
-Las normas implícitas de comportamiento en el museo.
-Procesos de aprendizaje y transmisión de lo que uno aprende.
-La transformación de las ideas mientras éstas se actualizan en algo, una acción.
-El paso desconocido/indeterminado entre una idea y la forma dada a una cosa o una acción.
-Guiar y ser guiado.
-Crear, escuchar y contar historias o transmitirlas de unos a otros.
-La manera de ver, observar, escuchar, contar, caminar, cómo la gente se relaciona entre sí en espacios expositivos, haciendo y deshaciendo
grupos.

Esto es para cualquiera y todas aquellas personas a las que les gustaría formar parte de:
Un intercambio inmaterial y su potencial de transformarnos tanto a nosotros/as como a otros/as. Para todos aquellos y aquellas que disfruten y sientan curiosidad por: aprender, transmitir, presentar, pasar algo que se convertirá en una especie de visita guiada por la exposición, ¿o se convertirá en un culto, un rumor, en algo de lo que se habla? ¿Qué se puede transmitir en una exposición? ¿Para qué? ¿Cómo?

Aspectos prácticos:
Si deseas formar parte de esta experiencia te comprometes a asistir al menos tres veces durante tres horas (o más si así lo deseas) los días que quieras durante la exposición (18 de marzo al 25 de septiembre de 2016) La réplica infiel en el CA2M. Aprenderás de alguien que a su vez ha aprendido de otra persona: maneras de mirar, de observar, de caminar, posturas, y cosas que decir y también que escuchar. Durante ese día, después de haber aprendido esas cosas que conformarán una especie de visita guiada, te encargarás de presentarla a otros-a-s visitantes (a algunos los conocerás y a otros no), tras lo cual pasarás este conocimiento a otra persona (a un amigo, a alguien que conozcas o, si lo prefieres, a alguien que todavía no conoces).

Cada participante se compromete a pasar lo que ha aprendido al menos a otra persona durante la exposición. Esto puede ser repetido tantas veces como desees. Puedes venir cuantas veces quieras y pasar tanto tiempo como quieras en «Para la réplica infiel de Scarlet Yu y Xavier Le Roy».

Xavier Le Roy estudió biología molecular en la Universidad de Montpellier, en Francia, y ha trabajado como bailarín y coreógrafo desde 1991.

Scarlet Yu obtuvo un Máster en Coreografía en Hong Kong Academy for Performing Arts y ha trabajado como performer y coreográfo desde el año 2000.

Para más información los días 23 y 25 de febrero a las 19:30 Xavier Le Roy y Scarlet Yu realizarán dos encuentros informativos con las personas interesadas en formar parte de su propuesta para la exposición La réplica infiel.

Si quieres asistir envía un mail con tu preferencia de fecha (23 ó 25 de febrero) a actividades.ca2m@madrid.org

Contemplatio Project: Picasso’s inspiring copyrights

Un nuevo proyecto de Carlos Collado. Fuente: Contemplatio Project. Hace 3 años, ya presentamos otro de sus trabajos acerca de las formas de consumo de imágenes en los museos.

How do we look at things nowadays? What’s our relationship with knowledge? How do we experience the museums?

El museo Picasso de Barcelona fue uno de los primeros museos que tuve la oportunidad de fotografiar con la complicidad de la institución. En aquel entonces (2011) Pepe Serra era el director del museo. Por casualidad varios años antes (2003) Gao Lletres me encargó un proyecto llamado “La Pedrera vista por… un biólogo”. Pepe Serra era entonces quien dirigía las actividades culturales de la Casa Milà a través de la Fundació Territori i Paisatge de Caixa Catalunya. Gracias a que recordaba mi trabajo y a su entusiasmo natural me abrió las puertas del museo, y pude hacer fotos periódicamente durante un par de meses. Al poco tiempo, Serra era nombrado director del Museu Nacional d’Art de Catalunya (MNAC) y le sucedía el actual director. A éste no le interesó tanto mi propuesta de documentar a quienes miran obras de arte y la serie fotográfica quedó parada. De hecho, las imágenes no se han mostrado públicamente debido que las pinturas del genio malagueño estan protegidas por derechos de autor. Pues bien, como en mis fotografías lo importante es la persona que mira y no tanto la obra, me ha parecido oportuno intervenir las fotografías con el objetivo de abordar el concepto de derechos de autor o copyright.

Aquí os presento dos series distintas, ambas son el resultado de la imposibilidad de mostrar las pinturas de Picasso. La primera la llamo Espejos, y se refiere a la relación autoreferencial que tenemos como observadores con una obra que se ha creado para hablar de quienes observan (mirar también este otro post Instalación fotográfica Contemplatio).

La segunda se llama Sólo nos quedan píxelesEsta serie refleja cómo las limitaciones de los derechos de autor en el mundo del arte pueden conducir a nuevas formas de expresión visual.

Mirrors (Picasso museum Barcelona, 2011)
Only some pixels left (Picasso museum Barcelona, 2011)

Dejadme ver lo que no se ve

Deixeu-me veure allò que no es veu (1974). Obra de Ferran García Sevilla. Colección Rafael Tous (Barcelona).
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Aprendiendo la actitud estética

Fuente: Larry Shinner, La invención del arte. Una historia cultural, Paidós, Barcelona, 2014 (2001). Gracias a Joana Masó por el pase.

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Outings Project o cómo liberar los retratos olvidados en los museos

Fuente: Graffica.info

Coger el teléfono, fotografiar los retratos ‘olvidados’ que cuelgan de paredes de los museos, imprimirlos y pegarlos en las calles. Julien de Casabianca invita de este modo a colaborar con Outings Projectuna acción participativa global iniciada por el artista visual que ha recorrido el mundo con su particular acción artística.
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Los museos están llenos de obras olvidadas a las que damos la espalda a pesar de su belleza. «Cualquier persona en su propia ciudad puede ir a sus museos, tomar fotografías de retratos con sus teléfonos y liberarlos de ese olvido», afirma Julien de Casabianca. El artista sugiere una sencilla técnica que consiste en fotografiar la obra, recortar el personaje, imprimirlo en gran formato y pegarlo en un lugar adecuado.

Outings Project o cómo liberar los retratos olvidados en los museos

Objetivo: embellecer la ciudad con un poco de arte
En los rincones de la ciudad, rodeados de restos de carteles o en muros a medio derruir se encuentran las figuras recortadas de elegantes figuras del Renacimiento o de sofisticadas damas francesas del siglo XVIII y misteriosos modelos sin identidad conocida que plasmaron en sus obras pintores de antaño. Figuras que regalan al transeúnte unos centímetros de belleza.

«Los museos tienen un problema: las pinturas estrella canibalizan a las modestas. Cualquiera que vuelva del Louvre o del Prado te contará la misma historia, que vieron La Mona Lisa o Las Meninas. Es humano. Hay miles de pinturas y no puedes quedarte con todo lo que ves», afirma el artísta Julien de Casabianca.

El Outings Project intenta dar protagonismo a esas obras segundonas y no por ello menos brillantes y hermosas que son injustamente pasadas por alto. No deja se ser curioso que se muestre a personajes ‘anónimos’ de la antigüedad pegando su imagen frente a viandantes anónimos del presente.

«Necesitamos belleza en nuestra vida, no sólo en un sentido estético. Cuando un proyecto crea cohesión entre generaciones, jóvenes y mayores, hay cierta belleza también. En los espacios urbanos, el único arte que hay está (a veces) en los anuncios, en la arquitectura o en el arte urbano, sobre todo realizado por artistas jóvenes y para espectadores jóvenes. Mucha gente mayor lo considera feo o no lo entiende. Outings crea unidad, reflexiona sobre la idea común de belleza» concluye Julien.

Outings Project o cómo liberar los retratos olvidados en los museos
En caso de no poder pagar la impresión, los organizadores dan la posibilidad de solicitar becas para sufragar el gasto. Desde su puesta en marcha, la iniciativa de Julien ya ha sacado del anonimato unas 200 pinturas de personajes que a primera vista tal vez cuesta reconocer o de los que nunca se supo la identidad. Entre las ciudades donde se ha llevado a cabo el proyecto están: París, Londres, Madrid, Barcelona, Dijon, Padua y Asunción.→ www.outings-project.org
Outings Project o cómo liberar los retratos olvidados en los museos
Outings Project o cómo liberar los retratos olvidados en los museos
Outings Project o cómo liberar los retratos olvidados en los museos
Outings Project o cómo liberar los retratos olvidados en los museos

Gracias a Lulú Soto por el pase.

Art history kills the art star: the state of the art. Wearable devices in Museums

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Luis Bisbe: deconstruyendo la exposición

El artista Luis Bisbe siempre ha tenido en su punto de mira la deconstrucción de los mecanismos implícitos en los cubos blancos de las salas de exposición. Allá por 2003, en su obra Pim, pam, pum (Espai 13 de la Fundació Miró de Barcelona) ya dio buenas pruebas de ello. Ahí va un vídeo:

Estos días expone en la Sala EtHall de Barcelona. Entre las varias propuestas que exhibe, ha planteado la colocación de algunas de sus piezas (y las de otros) poniendo en cuestión uno de los principios fundamentales de colgar las cosas: que estén rectas, niveladas. Para ello, simplemente ha torcido la caída de todas las obras. Un ejercicio que Ernst Gombrich ya recomendó irónicamente cuando trató el tema de la función de las imágenes.

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Funeral

Funeral. Un trabajo de Oriol Font rodado durante el montaje de la colección Herbert en el MACBA en 2006. Gracias a Joana Masó por el pase.

El templo

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Destrucción de un orden

En el Museo Universitario de Arte Contemporáneo (Ciudad de México).

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Tatoueurs, Tatoués

“Tatoueurs, Tatoués” – Musée du quai Branly, Paris. De mayo 2014 a octubre 2015.

En las sociedades llamadas “primitivas”, surgido de los mundos orientales, africanos y oceánicos, el tatuaje cumple un rol social, religioso y místico y acompaña al sujeto en los ritos de paso incluyéndolo en la comunidad. Inversamente, en Occidente, fue relacionado con la infamia, la criminalidad, las atracciones del circo (con los fenómenos de feria -”side shows”) además de marca identitaria de tribus urbanas. …

Este acercamiento geográfico y antinómico tiende hoy a desaparecer.

La piel como lienzo. Obras que piden ser tocadas, acariciadas. Materiales y obras que también gozan y padecen del sentido del tacto.

Más información: Tatoueurs, Tatoués.

Una visita a la exposición ‘Playgrounds. Reinventar la plaza’, por Fidel Moreno

REVUELTO DE REVUELTAS PARA TURISTAS MAREADOS.

Una visita a la exposición ‘Playgrounds. Reinventar la plaza’.

por FIDEL MORENO para la revista EL ESTADO MENTAL.

Una turista ha dejado el bolso y una botella de agua sobre la superficie acristalada de la obra Una arquitectura del juego, 1966/2014 de Nils Norman. Como era de esperar –y fiel al tópico acerca de la incomprensión que acompaña al arte al menos desde el impresionismo– la vigilante de sala le llama la atención recordándole que se trata de una obra de arte. Aunque esta exposición invite al juego y a reinventar nuestra relación con el espacio y los objetos cuestionando las reglas del orden establecidos, sólo dos de las 300 obras que forman la muestra se pueden tocar; la invitación a la “aventura del playground”, como se puede leer en esa misma instalación, es una propuesta imaginaria, ya saben, un ejercicio conceptual. Sin embargo, esta pobre mujer condenada por imperativo turístico al calvario de la Ruta del Arte –con un calor de 30 grados en la calle– no está para desafíos mentales: sofocada,  parece que se acaba de librar de un jamacuco, aunque no del todo. Con parsimonia ordena sus pertenencias sin renunciar al apoyo que le ofrece la obra, hasta que encuentra lo que busca, un abanico. Luego se cuelga el bolso al hombro, se abanica su frente perlada de sudor y, sólo entonces, apenas recompuesta, recoge la botella de agua de litro del poyete de la obra de arte y continúa la marcha.

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Expo Reina Sofia

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Fuente: Art Scrub

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Revealing layers at the museum