Demolire l’arte

Tratto dall’omonimo cortometraggio di Luther Blissett.

Nell’ottobre scorso, su proposta di Walter Weltroni, il consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che prevede un’inasprimento delle pene per quanti “danneggiano o deturpano cose d’interesse storico-artistico”. Il fenomeno del vandalismo anti-artistico è sempre più diffuso. Per quali motivi? Perché statue e dipinti sono bersaglio di veri e propri bliz, di beffarde e anonime aggressioni? Gli ultimi episodi hanno lasciato l’opinionepubblica sbigottita e senza risposte.

“L’arte è viva! Godetela, ridetene, odiatela o amatela, ma non adoratela! Non siamo in chiesa, appendetela alle vostre pareti, pulitevici il culo magari… ma usatela!”

Ferragosto ’96. All’alba i soliti ignoti sfondano una vetrata della Galleria d’Arte Moderna di Bologna e sottraggono parti di due opere degli artisti londinesi Gilbert & George. L’indomani il materiale trafugato viene fatto trovare in un sacchetto della spazzatura a meno di centro metri dalla galleria.

Notte del 12 Novembre ’95. Viene decapitata una statua dello scultore inglese Henry Moore esposta in piazza del Nettuno a Bologna. Il giorno seguente turisti e passanti ammirano la statua per ore, prima che qualcuno si accorga che ne manca un pezzo. In un comunicato stampa Luther Blissett commenta:

“l’anonimo che ha deturpato l’opera d’arte ne ha messo in atto alcune potenzialità in precedenza congelate nel blocco. Ha liberato il gesto espressivo dell’artista. I passanti non hanno contemplato un corpo morto, un rottame dell’arte di ieri, ma hanno colto la materia nel pieno e nel vivo della sua trasformazione.”

Simili gesti non sono una novità. Nel decennio scorso alcune statue di Michelangelo sono state più volte attaccate a martellate.

“La ronda di notte” di Rembrandt ha subito ripetuti assalti con spruzzi di liquidi corrosivi. Ma oggi la frequenza del fenomeno, unitamente ad alcuni precedenti, ci fa sospettare che tali gesti siano parte di una vasta guerriglia culturale.

Giugno 1958, pinacoteca di Brera. Il pittore milanese Nunzio Van Guglielmi infrange il vetro che portegge “Lo sposalizio della Vergine” di Raffaello e incolla sul dipinto un volantino con la scritta: “Viva la rivoluzione italiana, via il governo clericale!”. Vanguglielmi viene internato in manicomio. L’Internazionale Situazionista dirama il volantino: “Difendete la libertà ovunque”, in cui si inneggia all’attentato e si chiede la liberazione di Vanguglielmi.

Gennaio 1963. Alcuni studenti rivoluzionari di Caracas sferrano un attacco armato ad una mostra d’arte francese e rubano cinque quadri che si offrono di restituire in cambio del rilascio dei prigionieri politici. Dopo uno scontro a fuoco la polizia si impossessa nuovamente dei dipinti. I rivoluzionari cercano invano di fare esplodere il furgone della polizia che li trasporta. Ancora i situazionisti commentano: “questo è senza dubbio un modo esemplare di trattare l’arte del passato, per riportarla in gioco e farla contare veramente nella nostra vita.”

Insurrezione di Dresda 1848. L’anarchico Mikhail Bakunin propone senza successo di saccheggiare il museo cittadino e di mettere i quadri sulle barricate per dissuadere la polizia dall’aprire il fuoco.

L’attacco all’arte viene oggi teorizzato dall’inglese Stewart Home autore di diversi libri culto. Intervistato sull’ergomento Home ha dichiarato: “Quando sento parlare di arte metto subito mano alla spranga. L’arte è noiosa, è una truffa ai danni della vita. Congela le emozioni e spinge ad adorare falsi idoli. Il minimo che si possa fare è distruggere questi idoli. Lasciate che gli intellettuali si scandalizzino, dicano pure che siamo vandali e teppisti. L’arte è un cadavere in putrefazione, il teppismo è vita! È facile e divertente! Uccidete l’intellettualino che è in voi e unitevi alla marmaglia!”

È guerra aperta! Forse la demolizione dell’arte è una nuova tendenza in procinto di conquistare i giovani. Se è così Veltroni ha di che riflettere: nessun disegno di legge può mettere recinti alla cultura pop!

(Nota del editor). En un panfleto titulado «Defiende la libertad en todas partes» (fechado el 4 de julio de 1958), Giuseppe Pinot-Gallizio —en nombre de la sección italiana de la Internacional Situacionista— lanzó una campaña para sacar del manicomio al pintor milanés Nunzio Van Guglielmi. Éste había sido internado por romper una ventana de Los desposorios de la Virgen de Rafael y pegar en la obra un pasquín ensalzando la revolución contra el estamento clerical. En París, el 7 de julio de 1958, Asger Jorn hizo público el texto «Au secours de van Guglielmi». En él denunciaba el encarcelamiento de Guglielmi «como un ataque contra el espíritu moderno», y elogiaba al pintor milanés por haber asaltado «los falsos ideales artísticos del pasado». Al año siguiente, Guglielmi fue declarado en su sano juicio y liberado del manicomio.
HOME, Stewart (2002). El asalto a la cultura. Movimientos utópicos desde el Letrismo a las Class War. Barcelona: Virus, p. 83

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